SIGNOR Presidente del Consiglio, io non rappresento altro che me stesso, la mia parola, il mio mestiere di scrittore. Sono un cittadino. Le chiedo: ritiri la legge sul "processo breve" e lo faccia in nome della salvaguardia del diritto. Il rischio è che il diritto in Italia possa distruggersi, diventando uno strumento solo per i potenti, a partire da lei.
Con il "processo breve" saranno prescritti di fatto reati gravissimi e in particolare quelli dei colletti bianchi. Il sogno di una giustizia veloce è condiviso da tutti. Ma l'unico modo per accorciare i tempi è mettere i giudici, i consulenti, i tribunali nelle condizioni di velocizzare tutto. Non fermare i processi e cancellare così anche la speranza di chi da anni attende giustizia.
Ritiri la legge sul processo breve. Non è una questione di destra o sinistra. Non è una questione politica. Non è una questione ideologica. E' una questione di diritto. Non permetta che questa legge definisca una volta per sempre privilegio il diritto in Italia, non permetta che i processi diventino una macchina vuota dove si afferma il potere mentre chi non ha altro che il diritto per difendersi non avrà più speranze di giustizia.
Bere acqua di rubinetto fa bene al pianeta. Anche se fa male alle multinazionali. La pubblicità può ingannare anche se non dice menzogne: leggera, pulita, con pochissimo sodio, praticamente senza residuo fisso, con le bollicine naturali… E poi l’acqua giusta può farti diventare bella, rallegrarti la giornata, farti assaporare il sapore delle vette più incontaminate. Ma a parte le trovate (alcune davvero geniali) delle agenzie pubblicitarie, quanti vantaggi offre l’acqua minerale in bottiglia rispetto a quella della rete idrica? Probabilmente solo le bollicine, per le acque che ce le hanno, che oltretutto possono essere ricreate anche in casa con un gassificatore.
Le pubblicità, farcite di comici e calciatori, uccellini e miss, particelle di sodio e barbuti scalatori delle Alpi, non dicono infatti che l’acqua della rete idrica garantisce gli stessi standard qualitativi dell’acqua minerale. Anzi, l’acqua di rubinetto deve sottostare a controlli molto più frequenti e accurati di quella commerciale. Certo, le acque oligominerali hanno meno sali della media: infatti, un’acqua oligominerale, per potersi chiamare così, deve avere un residuo fisso inferiore a 200 mg per litro. Tuttavia, le acque di rubinetto hanno un residuo ampiamente accettabile: secondo uno studio di altroconsumo.it, nessuna delle acque rilevate nel corso di un’inchiesta sulla condizione idrica italiana ha superato i 700 mg per litro, e quasi tutte avevano valori comparabili con quelle in bottiglia.
Passare all’acqua corrente vuol dire evitare di utilizzare milioni di tonnellate di plastica per le bottiglie e gli imballaggi, e risparmiare enormi quantità di emissioni di CO2. A questo va aggiunto inoltre un piccolo particolare: un litro di acqua minerale può costar anche 400 volte quanto costa un litro che proviene dall’acquedotto. Le tariffe degli acquedotti possono arrivare al massimo ad un paio di euro per mille litri (e ciascuno di noi ne beve in media meno di 200 all’anno), mentre al supermercato con un paio di euro non si riesce a prendere neanche una cassa da sei bottiglie.
Le ragioni per scegliere l’acqua corrente sono molteplici, ma anche soltanto il fastidio dell’odore di cloro può mettersi in mezzo. Un buon tentativo potrebbe essere quello di convincere innanzitutto le istituzioni. Leggiamo oggi sul newyorktimes.com che il Governatore dello Stato di New York, David A. Paterson ha imposto ai pubblici uffici di tagliare del tutto i rifornimenti di bottiglie di plastica, sia grandi che piccole, e di istallare al proprio interno fontane di acqua potabile. “Lo Stato” ha spiegato Peterson, “spende un sacco di soldi per garantire che l’acqua sia pulita e potabile. Dovremo pure utilizzarla!” Parole che condividiamo in pieno
Quattro anni e 6 mesi al legale accusato di avere ricevuto 600mila dollari dal premier
Risarcimento di 250mila euro alla presidenza del Consiglio, costituitasi parte civile
Mills condannato in Appello
"Fu corrotto da Berlusconi"
I difensori: "A dura prova la fede nello stato di diritto, ricorreremo in Cassazione"
Corsa contro il tempo per evitare la prescrizione che scatterà in aprile
L'avvocato David Mills
MILANO - Dopo 4 ore di camera di consiglio, la seconda sezione della Corte d'appello ha confermato la condanna a quattro anni e sei mesi nei confronti dell'avvocato inglese David Mills per corruzione in atti giudiziari. Confermato anche il risarcimento alla presidenza del Consiglio, costituitasi parte civile, pari a 250 mila euro.
Secondo la sentenza di primo grado, il legale avrebbe ricevuto 600mila dollari da Silvio Berlusconi per essere un testimone reticente in due processi nei quali era imputato il presidente del Consiglio, quello su "All Iberian" e quello sulle tangenti ad uomini della Guardia di finanza. La posizione di Silvio Berlusconi era, invece, stata stralciata per via del lodo Alfano, riguardante le più alte cariche dello Stato e il dibattimento a suo carico era stato sospeso. Dopo la bocciatura della Consulta, il procedimento a carico di Berlusconi ricomincerà, anche se davanti a un altro collegio rispetto a quello che aveva inflitto a Mills la condanna in primo grado. Questo collegio, infatti, è incompatibile e di conseguenza si dovrà tenere una apposita udienza nella quale i giudici presieduti da Gandus "si spoglieranno" del processo che sarà assegnato ad altri giudici. Difficile che si arrivi a un verdetto definitivo entro aprile 2011, quando anche per il premier scatterà la prescrizione.
Mentre i legali di Mills annunciano il ricorso in Cassazione, comincia la corsa contro il tempo per evitare la prescrizione. Per l'avvocato inglese questa scatta nell'aprile del 2010 perchè nel 2000 ebbe la disponibilità dei 600mila dollari ritenuti prezzo della corruzione. Secondo la Corte d'appello, che anche in questo ha accolto le tesi dell'accusa, non decorre da prima che deponesse nei due processi 'incriminati', nel '97 e nel '98, cosa questa che renderebbe il reato "abbondantemente prescritto". I giudici, proprio per permettere una sentenza definitiva il prima possibile, entro 15 giorni renderanno note le ragioni del verdetto e da quel momento gli avvocati di Mills avranno 30 giorni per presentare ricorso. Anche nel caso di una condanna in via definitiva, grazie all'indulto, Mills non andrà in carcere.
Al termine della lettura della sentenza il legale Federico Cecconi ha spiegato di condividere le affermazioni del suo assistito, che aveva dichiarato Berlusconi estraneo alla vicenda giudiziaria. "Quello che sottolineo, però - ha aggiunto - è che lo stesso Mills non c'entra nulla, perchè non c'è stata corruzione". Nella scorsa udienza l'altro difensore del legale inglese, Alessio Lanzi, aveva parlato di "gravi ripercussioni", che avrebbero potuto seguire alla sentenza. Oggi è tornato sull'argomento: "Le conseguenze politiche della vicenda non ci riguardano, anche se ci sono circostanze oggettive che le testimoniano". E' dal punto di vista giuridico, però, "che questa sentenza mette a dura prova la fede nello stato di diritto". Della stessa opinione Niccolò Ghedini, deputato Pdl e avvocato del premier: "E' del tutto illogica e nega in radice ogni risultanza in fatto e in diritto. Un processo svolto in tempi record negando qualsiasi prova e rifiutando qualsiasi possibilità di difesa. Ancora una volta si conferma che a Milano non si possono celebrare processi quando, ancorchè indirettamente, vi sia un collegamento con il presidente Berlusconi''.
''In un Paese civile, in uno stato di diritto, ci sarebbero state subito le dimissioni del presidente del Consiglio che è un acclarato corruttore giudiziario e, come tale, dovrebbe stare nelle patrie galere piuttosto che alla presidenza del Consiglio''. E' invece il commento di Antonio Di Pietro.
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